Le cinque giornate di Rimbaud | Angelo Tolomeo

19 ottobre 2015
Stamattina presto mi ha citofonato Rimbaud e mi ha detto che bisogna assolutamente essere moderni. Io non ho nemmeno aperto la porta perché so dove vuole andare a parare e soldi non gliene do.

26 novembre 2015
Stamattina presto mi ha citofonato Rimbaud e mi ha detto che finalmente ha trovato un lavoro: vende armi automatiche porta a porta. Io mi sono congratulato e lui mi ha chiesto se può interessarmi una colt, che gli è arrivata dall’America e non sa come sbolognarla. Gli ho detto di no, che non mi interessa e lui s’è incazzato. Ha urlato che ‘ste cazzo di armi non le vuole un cazzo di nessuno e che quasi quasi vendeva meglio con la poesia.

21 gennaio 2016
Stamattina presto mi ha citofonato Rimbaud ma quando ho aperto c’erano solo due testimoni di Geova, dicevano Ce ne peut être que la fin du monde, en avançant. Prendere tutte le mie cose e seguirli nella sala del regno.

29 gennaio 2016
Stamattina presto mi ha citofonato Rimbaud e mi ha detto d’averci un ginocchio in cancrena. Io non sapevo cosa rispondere e allora lui si è messo a raccontare un fatto suo. Dice che spesso si ritrova a ricordare con inquietudine quando ha preso l’intercity notte per Taranto; e precisamente: quel momento in cui si è svegliato – alla prima alba – e nella cuccetta tutti stavano dormendo; lui non ricordava neppure dove fosse diretto e, semplicemente, si lasciava cullare dallo stridio delle ruote sugli scambi. Ha guardato fuori dal finestrino e non c’era più niente: era tutto bianco come nella famosa poesia di Montale dice. Poteva chiudere gli occhi e tutto sarebbe finito come uno scherzo, ma lui no, lui se n’è andato in Africa.

1 febbraio 2016
Stamattina presto mi ha citofonato Rimbaud ma quando gli ho aperto lui non si ricordava più le poesie. Nemmeno l’alfabeto si ricordava e nemmeno le vocali. Allora ho preso carta e matita e ho scritto: A nera, E bianca, I rossa … e così via.

© Angelo Tolomeo